Tutta questa maledetta storia e alla fine ti trovi a camminare nel bel mezzo della notte, tutto solo, con le cuffie nelle orecchie e a pensare.
Con quello stupido sorriso stampato in faccia.
Ad ogni incrocio allungare il percorso. Intenzionalmente o meno. Senza meta. Come se si stesse sfuggendo da qualcosa o da qualcuno, senza sapere da cosa o da chi, ma con un’idea fissa in testa.
E sentirsi improvvisamente stupido e desideroso, e porgersi tante domande senza trovare risposte. Cambiare percorso come se potesse aiutare a trovare ciò che si cerca. Disperatamente immerso in un’illusione senza fine.
Ritrovarsi immobile, poggiato ad una ringhiera. Sospinto da un vento estivo, di fronte a quel golfo luccicante e tenebroso, ma non guardare altro che se stessi oltre il mondo.
Con quello stupido sorriso stampato in faccia.
E bang! Improvvisamente accorgersi di desiderare qualcosa che non si può avere. Il sorriso si tramuta in altro. In qualcosa che mai avresti pensato. Non è salutare. Neppure l’amata musica, che continua a far vibrare i timpani e le emozioni, lo è più adesso. Non comprendere più cosa si sta facendo e perché, dove si va, ma soprattutto come si è arrivati lì e rimanere pietrificati aggrappandosi a ricordi sbiaditi, pur sempre vivi.
Tra un’ubriaca che canta a squarciagola la sua frustrazione e locali semivuoti, non rimane altro che ritrovare la strada. Che in fondo si conosce bene, perché si è finiti nei luoghi della propria infanzia. Li si conosce da una vita, meglio della vita, meglio di se stessi.
Senza quello stupido sorriso stampato in faccia.










